Voglio vedere questo cretino dove vuole arrivare…

Chi si sforza di capire la politica italiana ha la sensazione di guardare una partita di terza serie in cui scalcagnati calciatori si passano la palla tra loro restando sempre a centro campo. Così facendo possono scippare un pareggio ma non colmare il divario con le squadre che le precedono.

Ovviamente la cautela, nel loro linguaggio, diventa senso di responsabilità. Così, il Paese resta in mezzo al guado in attesa che qualche evento esterno arrivi a liberarlo: una via di mezzo tra libero mercato e pianificazione sovietica. E mentre decidono dove andare i giovani se ne vanno. Non liberalizziamo perché mancano i leaders che abbiano il coraggio di farlo non siamo in grado di competere con Francia e Germania perché non abbiamo una struttura burocratica efficiente e in grado di fare da argine agli appetiti politici. I quali cercano di scaricare sulla burocrazia le loro responsabilità come se questi funzionari fossero caduti nottetempo dal cielo e non fossero figli delle loro scelte clientelari. Tutte le iniziative puntano solo a soddisfare i portatori di interessi organizzati anche se si tira sempre in ballo il cittadino che dovrebbe essere felice di pagare prezzi elevati per prestazioni scadenti. Ora le priorità sono: coinvolgere i 5 Stelle nella gestione della cosa pubblica, nella speranza che diventino come loro e trovare qualcuno che, nella speranza di futuri vantaggi o per grazia ricevuta, metta la sua credibilità al servizio della banda. In un tale contesto è difficile capire se sia maggiore la protervia e la spregiudicatezza con la quale la classe “eletta” esercita il potere o la rassegnazione con cui i cittadini la subiscono. Forse non rovesciano il carro perché nutrono la speranza di salirci sopra. O, parafrasando Totò, sono curiosi di vedere “Dove questi cretini vogliono arrivare”

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