L’Alitalia arranca… e Io pago

Ci sono due tipi di matti: quelli che credono di essere Napoleone e quelli che vogliono salvare l’Alitalia. La travagliata compagnia, passata anche attraverso un “misterioso” incidente stradale che nel 1989 è costato la vita al suo presidente Carlo Verri, è sempre stata gestita da pushers che iniettano dosi massicce di sedativi senza il coraggio di intervenire chirurgicamente. Così, una classe politica vorace continua a gestire contratti, distribuire incarichi e consulenze per acquisire consenso, aggravando la situazione del paziente.

Mentre la Lufthansa dichiara “mai co-investitori con il governo italiano” ed in assenza di acquirenti ecco l’idea geniale: costringere un’azienda pubblica (Ferrovie) ad usare i soldi dei contribuenti per salvare una società privata accollandosi i mille dipendenti, distraendo risorse destinate, in teoria, ai servizi per i pendolari e mettendo a rischio la sua solidità finanziaria. Un’operazione spacciata come strategica ed enfatizzata come la nascita del “primo gruppo al mondo di trasporto integrato gomma-ferro-aria” in cui si fa tutto “all’amatriciana” confondendo il piano industriale con quello elettorale, alla faccia dell’Europa, dell’antitrust, della concorrenza e del buon senso. In Italia, purtroppo, c’è un’alternanza senza alternative. Chiunque vada alla guida del Paese incrementa il numero delle società partecipate, la presenza pubblica nell’economia e la discrezionalità politica nella scelta dei deputati a guidare la cosa pubblica: è all’incrocio tra politica ed economia che la cosa pubblica diventa cosa nostra. Infatti, i manager delle aziende pubbliche non possono sottrarsi, pena l’esclusione, alle richieste dei politici cui devono l’incarico e da cui dipende la possibilità di acquisirne di nuovi e più prestigiosi. Il Ministero dell’Economia e la Cassa Depositi e Prestiti sono sempre pronti a farsi carico dei debiti per cui chi prende più voti e comunque li abbia presi può decidere sulla destinazione delle risorse senza incontrare alcun limita. Come può condannare l’evasione fiscale, che sottrae le risorse al circuito vizioso della politica per immetterle in quello virtuoso dell’economia, chi concepisce queste sciagurate operazioni?

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