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Il Duce si serviva delle corporazioni, la Meloni le serve
4.723 notai si spartiscono il mercato delle compravendite immobiliari, 17.472 farmacie (1 ogni 3.045 abitanti), impediscono l’apertura di nuovi esercizi, ostacolano la vendita dei prodotti fuori dai loro locali e rivendicano il diritto di gestire la salute degli abitanti di una fetta di territorio, 14.625 edicole, distribuiscono in regime di monopolio l`informazione cartacea e 50.000 tabaccherie hanno il monopolio della vendita delle sigarette su cui uno Stato ipocrita scrive “Possono nuocere alla salute”. Questa è l’Italia delle corporazioni
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Quando lo Stato non garantisce niente ……..
Parafrasando Alessandro Dumas padre “in un paese come l’Italia, dove la cattiva organizzazione della società mantiene in basso chi è nato in basso, possedere uno spirito elevato per chi ha la nascita oscura è una maledizione. Si comincia con lo sperare e si finisce col maledire. Allora chi si trova in quelle condizioni si ribella e cerca di ristabilire con le armi l’equilibrio divino falsato dalle istituzioni umane”. In una società classista e priva di ascensori sociali gli individui che non si rassegnano a sopportare le loro condizioni di miseria e non sono disposti a subire i diktat degli imbecilli hanno tre possibilità: unirsi agli oppressori, delinquere o andarsene. Continua a leggere
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Il rimpianto di un Paese
Purtroppo dobbiamo amaramente constatare che la nostra classe politica è incapace di governare che cerca solo di farsi rieleggere, usando la spesa pubblica ed il potere di nomina nelle società partecipate per comprare il consenso da cui scaturisce la sua legittimazione. E’ un Paese di piccoli politicanti pronti a somministrare cure palliative ma senza il coraggio di intervenire chirurgicamente pur sapendo che. con l’aspirina, non può guarire un malato terminale. ma Continua a leggere
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Il Paese degli orticelli
L’Italia è il Paese in cui ogni corporazione difende i propri privilegi e nel quale su cittadini e imprese grava il peso di uno Stato che premia l’appartenenza e legifera con la bussola elettorale. Così, mentre la tecnologia avanza, il trasporto aereo mantiene un assetto monopolistico, gli Ordini si arroccano per difendersi e spartirsi le spoglie dei cittadini allo stato brado ai quali sono imposti adempimenti utili solo a giustificare una parcella mentre il Parlamento protegge gli appartenenti incompetenti. I privi di appartenenza non hanno alcun potere contrattuale per cui sono costretti a cercarsi “un padrino” se non vogliono restare esclusi da tutto.
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E questo Draghi lo sa ….
Anche se siamo convinti che il Governo non abbia la forza di toccare i privilegi dell’ordine forense, né la ministra Cartabia quella di aprire un’indagine per accertare la legittimità dell’iniziativa editoriale del Consiglio Nazionale Forense travestito da fondazione, ci auguriamo che possa iniettare nel Paese massicce dosi di concorrenza anche negli ordini professionali. Mario Monti, dopo aver tanto scritto e parlato sulla necessità di ridimensionarne i privilegi, come ultimo atto del suo governo, è stato costretto a varare la legge 247/2012 che ha attribuito agli ordini più poteri di quanti ne avessero ricevuti dalla legge del 1939. Forse avrebbe fatto meglio a dimettersi un giorno prima evitando di cadere …. Così in basso. Monti ne parlava così: Continua a leggere
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Draghi (stra) parla di concorrenza ! Riuscirà almeno a cancellare la pianta organica delle farmacie ed il monopolio delle edicole nella vendita dei giornali ?
Giuliano Amato, Presidente dell’Antitrust, in un’intervista alla Stampa del 20 novembre 1997 “gli ordini sono un’eredità del Medioevo”. “Perché ci si continua ad occupare solo della rigidità del mercato del lavoro? Se siamo davvero riformisti, vogliamo occuparci finalmente del dirigismo che ingessa le attività economiche?…… la famosa rigidità europea, dipende innanzitutto dalla mancata liberalizzazione dei nostri mercati. La Francia vive da più di due secoli nel mito protezionista di Colbert. L’ossatura della Germania resta bismarkiana. Ed oggi la sinistra italiana si fa scudo delle tradizioni dirigiste francesi e tedesche solo per dare dignità progressista alla difesa delle corporazioni esistenti, alla tutela dei ceti medi ……
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L’Italia non è la Patria. E’ solo il rimpianto di una Patria
Nel post scriptum della Storia d’Italia Indro Montanelli scriveva ” I pohi vecchi uomini del prefascismo, furono presto emarginati dalla nuove leve di mestieranti della politica, abilissimi nei giochi di potere, ma soltanto in quelli. E da allora iniziò la degenerazione mafiosa della democrazia sotto gli occhi indifferenti, o ipocritamente indignati, di una pubblica opinione alle mafie assuefatta da secoli. In Italia il professionista della cultura parla e scrive per i professionisti della cultura, non per la gente. E cerca ancora un Principe di cui mettersi al servizio.
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Sosteneva Tesauro ….
Nel momento in cui un Governo che non balla sui numeri, fa finta di non capire quanto gli ordini professionali, dislocati nelle aree più delicate tra economia, politica e società civile, impediscano ogni cambiamento, ci piace ricordare un fine giurista che, anche se aveva capito che l’Antitrust poteva esercitare solo una “moral suasion” nei confronti di una classe politica che considerava “moral” una parolaccia e che la “suasion” era proporzionale al numero di elettori che ogni gruppo poteva portare al seggio, si ostinava
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Ma Draghi è il nuovo Cromwell o è una ciambella di salvataggio ?
L‘Italia è un corpo di reato, che non ha bisogno di cure palliative ma di un curatore fallimentare che prenda provvedimenti drastici sottraendo ai politici le assunzioni e le nomine, separando la rappresentanza dalla competenza ed eliminando gli interstizi tra pubblico e privato nei quali si annida la corruzione. Serve qualcuno che cambi, in modo irreversibile, l’organizzazione democratica della società e getti le basi per una profonda ristrutturazione dell’intero sistema economico-sociale. Serve un Cromwell che liberi l’Italia dall’asfissiante Continua a leggere
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