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	<title>Il Cappio di Riccardo Cappello &#187; IlCappio</title>
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	<description>Avvocato Riccardo Cappello</description>
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		<title>I Governi al servizio degli interessi organizzati</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 12:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avvocato Riccardo Cappello]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[4.723 notai si spartiscono il mercato delle compravendite immobiliari, 17.472 farmacie (1 ogni 3.045 abitanti), impediscono l’apertura di nuovi esercizi, ostacolano la vendita dei prodotti fuori dai loro locali e rivendicano il diritto di gestire la salute degli abitanti di &#8230; <a href="http://ilcappio.com/?p=1071">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="p" align="justify">4.723 notai si spartiscono il mercato delle compravendite immobiliari, 17.472 farmacie (1 ogni 3.045 abitanti), impediscono l’apertura di nuovi esercizi, ostacolano la vendita dei prodotti fuori dai loro locali e rivendicano il diritto di gestire la salute degli abitanti di una fetta di territorio, 14.625 edicole, distribuiscono in regime di monopolio l`informazione cartacea e 50.000 tabaccherie hanno il monopolio della vendita delle sigarette su cui uno Stato ipocrita scrive “Possono nuocere alla salute”. Questa è l’Italia delle corporazioni<span id="more-1071"></span> in cui 60 milioni di italiani, sono tenuti in ostaggio da 40.000 tassisti e da 15.414 balneari, mentre il Parlamento approva all`unanimità la legge sull`equo compenso ai professionisti ma non riesce a far passare il salario minimo per i lavoratori. Mussolini, per garantire l’ordinato svolgimento della vita civile, aveva inquadrato la società in categorie e gerarchizzandola per poterla controllare dall`alto ma, per governare, non aveva bisogno del consenso. In democrazia, invece, la legittimazione scaturisce dal voto che, quindi, assume un valore assoluto, comunque ottenuto: beatifica, santifica, attribuisce l`impunitá  e può, perfino, rendere “onorevole” un imbecille. Il Parlamento, quindi, è al servizio, non della collettività, dei portatori di consenso che lo eleggono e che possono spostarsi da un partito all’altro. Siamo passati da uno Stato di diritto ad uno Stato in cui la caccia al voto supera ogni limite, anche quello della decenza. Chi ottiene il consenso può legiferare senza limiti, legalizzare l’illegalità e, perfino, con un decreto, nominare un indagato per mafia nel comitato di gestione dei beni confiscati ai mafiosi. “Il popolo vota ma il meccanismo elettorale è costruito in modo da confermare invariabilmente l’oligarchia”. I primi arrivati, hanno attaccato l’etichetta “Repubblica democratica” al defunto regime, lasciando inalterata la struttura sociale. Ogni corporazione, quindi, presidia l’accesso al lavoro, distribuisce le qualifiche ed esercita la giurisdizione sui propri iscritti in modo non diverso dalla corporazione dei calzaiuoli nella Firenze del `500: un pastore per ogni gregge. Ogni consorteria pesa in proporzione al numero di elettori che porta al seggio ed al suo interno il potere del singolo varia secondo gli interessi di cui è portatore o i “legami” di cui dispone: ognuno deve appartenere a qualcun’altro. Ognuno trasferisce parte delle risorse pubbliche di cui riesce ad appropriarsi, ai portatori di voti, i quali si comportano in modo analogo, distribuendo parte di quanto ricevuto a quelli che li sostengono, alla faccia di chi sta fuori dal recinto. La politica è schiacciata dal peso delle categorie e degli interessi organizzati che, ancorchè minoritari, prevalgono su quelli generali, decretando la morte dello stato di diritto che si fonda sui diritti individuali: una pseudo-democrazia.  L’alta burocrazia difende i suoi privilegi, gli imprenditori si rifugiano negli aiuti di Stato, i professionisti pretendono di operare con i vantaggi dell’impresa ma senza i rischi connessi.  Per governare questo intreccio di poteri e privilegi, il Parlamento usa il potere legislativo per minacciare, blandire, distribuire favori e comprare consenso. Chi riesce a mettere le mani sulle risorse pubblice, soldi e posti di lavoro, le usa per comprare il voto. La politica, quindi, sopravvive come sponda per gli affari. Manzoni, per dare un lieto fine al suo romanzo, ha dovuto far ricorso alla provvidenza ed alla peste …</p>
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		<title>Non ci vuole la palla di vetro per capire l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jul 2025 09:20:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avvocato Riccardo Cappello]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[la corruzione, in Italia, scandisce i passaggi decisivi della storia del Paese se si esamina la sua evoluzione, si può constatare come sin dai tempi della Monarchia si registra una differenza sostanziale tra il nostro Paese ed altri Paesi europei ed ha assunto &#8230; <a href="http://ilcappio.com/?p=1066">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><strong><b>la corruzione</b></strong><strong><b>,</b></strong><strong><b> in Italia, </b></strong><strong><b>scandisce i passaggi decisivi della storia del Paese</b></strong><strong><b> </b></strong>se si esamina la sua evoluzione, si può constatare come sin dai tempi della Monarchia si registra una differenza sostanziale tra il nostro Paese ed altri Paesi europei ed ha assunto dimensioni di gran lunga più vaste, rispetto agli altri Paesi europei<strong><b>.</b></strong><strong><b> Mentre</b></strong><strong><b> altrove la corruzione è una sommatoria di singoli</b></strong><strong><b> eventi</b></strong><strong><b>, in Italia</b></strong> è sistemica <span id="more-1066"></span>ed <strong><b>è una forma “naturale” di esercizio del potere </b></strong>della classe dirigente e della struttura sociale che porta all`impunità, all&#8217;accettazione ed alla rassegnazione e, potendo contare sulla rassegnazione delle classi sottostanti, si autogarantisce l’impunità<strong><b>:</b></strong><strong><b> il frutto di una radice comune che inquina la vita democratica</b></strong><strong><b>. </b></strong>La corruzione continua ad avere radici così profonde “che le grida non possono raggiungere” e, se tutto è nelle mani dello Stato, passa inevitabilmente, dalle Pubbliche Amministrazioni. Dopo aver fatto un elenco, noioso e non esaustivo delle società in mano pubblica, abbiamo fatto una scarna cronistoria di tre scandali “simbolo” replicati nell’ideazione, nello svolgimento e nelle conclusioni dall’unità d’Italia ad oggi. Il Mo.s.e., sommerso dai debiti e di cui si dovranno attendere anni per vederne il completamento ed il cui costo continua a lievitare e le Olimpiadi Milano-Cortina del 2026 non ancora iniziate ma delle quali, alla luce delle pregresse esperienze, è facile prevedere come andrà a finire. Sui fallimenti, sugli scandali e sulle montagne di soldi che muovono, continuano a volteggiare schiere di con- sulenti, esperti, professionisti e banche d’affari. Alla fine tutto si conclude a tarallucci e vino ed a pagare è sempre lo Stato. C’è un articolo di Italo Calvino ed il post scriptum di Indro Montanelli, datati ma di grande attualità.</p>
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		<title>Il familismo italiano viene da lontano</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jul 2025 11:19:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avvocato Riccardo Cappello]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Italia tutti &#8220;tengono famiglia&#8221; Nel suo secondo gabinetto, De Gasperi riserva a sé, oltre alla Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Interno per rimuovere i prefetti, democristianizzarli o sostituirli con funzionari di carriera scelti tra i fedelissimi suoi e del partito. Ma anche De Gasperi teneva famiglia. Con decreto 11 gennaio 1947, pubblicato sulla G.U. del 13 gennaio, nomina commissario liquidatore del disciolto ufficio centrale per la distribuzione dei cereali il &#8230; <a href="http://ilcappio.com/?p=1063">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia tutti &#8220;tengono famiglia&#8221;</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel suo secondo gabinetto, De Gasperi riserva a sé, oltre alla Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Interno per rimuovere i prefetti, democristianizzarli o sostituirli con funzionari di carriera scelti tra i fedelissimi suoi e del partito. Ma anche De Gasperi <span id="more-1063"></span>teneva famiglia. Con decreto 11 gennaio 1947, pubblicato sulla G.U. del 13 gennaio, nomina commissario liquidatore del disciolto ufficio centrale per la distribuzione dei cereali il signor Augusto De Gasperi, già presidente della Confederazione dei cooperatori italiani con l’incarico di reperire l’olio. Il fratello del Presidente del Consiglio era anche presidente della Banca di Trento e Bolzano, del Sindacato agricolo industriale di Trento, della finanziaria trentina, della società Pergeo (Perforazioni ricerche geologiche sfruttamento del sottosuolo), consigliere d’amministrazione dell’Elettrocarbonium e della società strumenti di misura Cgs, dell’Associate Carbonifere Termoimpianti (ASTER) dell’Editoriale San Marco e sindaco della società pasta di legno Monteponente</p>
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		<title>E i governi di tutti i colori si palleggiano le responsabilità</title>
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		<pubDate>Fri, 30 May 2025 16:57:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avvocato Riccardo Cappello]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il caso ex Ilva è paradigmatico di come i partiti si palleggino le responsabilità e preferiscano salvare imprese decotte piuttosto che investire in nuove iniziative. La procura di Taranto è in guerra con lo stabilimento dal 2012, quando arrivò persino &#8230; <a href="http://ilcappio.com/?p=1060">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p class="p" align="justify">Il caso ex Ilva è paradigmatico di come i partiti si palleggino le responsabilità e preferiscano salvare imprese decotte piuttosto che investire in nuove iniziative. La procura di Taranto è in guerra con lo stabilimento dal 2012, quando arrivò persino a sequestrare più di un miliardo di euro di prodotti finiti definendoli corpi del reato. Uno dei motivi per cui ArcelorMittal<span id="more-1060"></span> ha deciso di andarsene è dato dal dover misurarsi con adempimenti disposti dalla magistratura che non consentirebbero l’avvio del piano di risanamento concordato. Poi c’è la lungaggine della giustizia civile che scoraggiano ad investire in un Paese incapace di risolvere le controversie in tempi compatibili con il business. I partiti promettono soluzioni facili a problemi complessi senza tener conto dei dati e della scienza. Le strade, le gallerie, le ferrovie dell’Alta velocità, i termovalorizzatori, gli inceneritori, le trivellazioni sono il frutto di congiure dei poteri forti, in nome dei loro interessi. Le vaccinazioni sono opera della propaganda delle multinazionali farmaceutiche. Le scelte decisive per il futuro di una nazione vengono giocate a dadi, nel contesto di democrazie radicalizzate. La politica scarica la propria incapacità e le proprie responsabilità sui magistrati che sono rimasti gli unici a difendere il diritto alla salute dei tarantini. L’intervento della magistratura ha squarciato il velo dell’irresponsabilità di tutti quelli che, pur dovendo intervenire, sono rimasti fermi per anni. Conciliare il diritto alla salute degli abitanti e di quelli che si nutrono dei prodotti provenienti dal territorio con il diritto dei lavoratori a mantenere il posto di lavoro. Sono trent&#8217;anni che i tarantini si ammalano e muoiono ma la caccia al voto supera qualsiasi limite Anche quello della decenza</p>
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		<title>La statalizzazione dell&#8217;Economia</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Mar 2025 10:37:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avvocato Riccardo Cappello]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lo “Stato Spa”, attraverso il Tesoro controlla oltre il 40% della borsa italiana e cinque delle prime dieci società quotate. Le Società Partecipate, operano nei settori più disparati, e meno strategici: Banca Monte Paschi di Siena S.p.A.(68,25%) che ha dilapidato in 10 anni 593,3 milioni di euro in promozioni, sponsorizzazioni e pubblicità e della quale, nel dicembre 2016, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha acquisito il 68,25% del capitale con circa 7 miliardi di euro impegnandosi &#8230; <a href="http://ilcappio.com/?p=1055">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Lo “Stato Spa”, attraverso il Tesoro controlla oltre il 40% della borsa italiana e cinque delle prime dieci società quotate. Le Società Partecipate, operano nei settori più disparati, e meno strategici: Banca Monte Paschi di Siena S.p.A.(68,25%) che ha dilapidato in 10 anni 593,3 milioni di euro in promozioni, sponsorizzazioni e pubblicità e della quale, nel dicembre 2016, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha acquisito il 68,25% del capitale con circa 7 miliardi di euro impegnandosi con Bruxelles ad uscire dall’azionariato entro il 2022, Enav spa (53,28%), Enel spa, che ha sede fiscale in Olanda, (23,59%); Eni spa, che ha sede fiscale in Olanda, (4,34% del capitale è detenuto direttamente ed il 25,76% detenuto attraverso Cassa depositi e prestiti); Leonardo spa<span id="more-1055"></span> (30,20%), Poste italiane spa (29,26% detenuto direttamente dal Tesoro e 35% detenuto attraverso Cassa depositi e prestiti) che possiede la Banca del Mezzogiorno, la compagnia aerea la Mistral Air, Poste Assicura e Poste Vita; Amco spa (Asset management company (100%); Agenzia Nazionale per l’Attrazione degli Investimenti e lo Sviluppo d’impresa spa (Invitalia) (100%); Cassa depositi e prestiti spa (82,77%); Ferrovie dello Stato (100%) cui fa capo la società pubblica ANAS alla qua- le, il 6 luglio 2022 il governo Draghi, revocando le concessioni autostradali alla Società Strada dei Parchi del gruppo Toto, ha affidato la gestione delle Autostrade A24 e A25 che sono così subentrate alla famiglia Toto. La pro- prietà dell’infrastruttura è dello Stato; RAI spa (99,56%); Sace spa (100%); ANPAL Servizi s.p.a. (100%); Arexpo spa (39,28%); Consap, Concessio- naria servizi assicurativi pubblici, spa (100%); Consip spa (100%); Equi- talia giustizia spa (100%); Eur spa (90%); Giubileo 2025 (100%); Gse, Gestore dei servizi energetici, spa (100%); Infrastrutture Milano Corti- na 2020 &#8211; 2026 spa (35%); Invimit Sgr, Investimenti immobiliari italiani società di gestione del risparmio, spa (100%); Ipzs, Istituto poligrafico e zecca dello Stato, spa (100%); Cinecittà S.p.A. (100%); Mefop, Società per lo sviluppo del mercato dei fondi pensione, spa (59,05%); Pago PA S.p.A. (100%); Ram, Rete autostrade mediterranee, spa del Ministero del Tesoro con un dipendente fisso e cinque consiglieri di cui era stata proposta la chiusura, (100%); Sogei, Società generale di informatica, spa (100%); Sogesid spa, che nel 2013 ha distribuito 380 consulenze, che il governo Monti voleva sopprimere senza riuscirci, (100%); Sogin, Società gestio- ne impianti nucleari, spa (100%); Sose, Soluzioni per il sistema economi- co, spa (88,8%); Sport e salute spa, chiamata dai governatori di Veneto e Lombardia ad entrare nel Comitato organizzatore delle Olimpiadi Mila- no Cortina per salvarlo dal dissesto (100%); STMicroelectronics holding N.V. (50%), EUtalia Studiare Sviluppo srl , società di consulenza del Teso- ro che Conterai aveva, inascoltato, suggerito di sopprimere, (100%); Avio, Fincantieri, Italgas; Seat Pagine Gialle venduta nel 1996 dal Tesoro per 850 milioni, che ha fruttato nei vari passaggi di mano ai privati almeno 12 miliardi; BF (alimentare 18,8%), Inalca (distribuzione alimentari gruppo Cremonini 28,4%), Kedrion (25,1%), TH Resorts (45,9%), Webuild (co-struzioni 18,77%), Sia (servizi 25,7%), Ansaldo Energia (87,5%), Open Fiber (50%), Rocco Forte Hotel (23%), IQ (50%), Valvitalia (49,5%). Oltre alle partecipazioni dirette ci sono quelle detenute attraverso Cassa Depositi e Prestiti: Bonifiche Ferraresi, Gruppo Trevi (25,7%); Rai Way, Sai- pem, Snam, Terna. L’8 ottobre 2020 lo Stato è entrato in Euronext, attraverso Cdp Equity, controllata da Cdp, che ha acquisito il 7,3% del capitale. Il Cda di Invitalia, il 25 gennaio 2021 ha deliberato di acquisire, attraverso un au- mento di capitale, il 30% di Reithera investendo 81 milioni di euro dei quali, 69,3 milioni per la ricerca, lo sviluppo e la produzione di un vaccino anti- covid” e 11,7 milioni all’ampliamento dello stabilimento di Castel Romano. Con l’accordo siglato il 9 dicembre 2020 il ministero dell’Economia rientra nella gestione dell’ex Ilva con l’impegno ad acquistare il 60% del capitale diventando l’azionista di maggioranza della nuova società AmInvestco ed impegnandosi ad affidare ad ArcelorMittal, rimasta in minoranza, la gestione operativa dello stabilimento. Lo Stato, già proprietario dell’in- frastruttura, è entrato nella gestione di 3000 km di autostrade attraverso Cdp che ha costituito un consorzio, con i fondi americani Blackstone e Macquarie, che hanno quote pressoché simboliche, ha acquistato nel settembre 2022, il 33% di Autostrade per l’Italia valutata generosamente in 9,5 miliardi. Telecom Italia, che ha la sede fiscale in Olanda, della quale nel 2018 Cassa Depositi e prestiti aveva acquisito il 9,89%. Cassa Depositi e Prestiti, che già possedeva il 50% di Open Fibra, nell’aprile 2021 ha com- prato attraverso la sua controllata Cdp equity il 10% di Open Fibra dall’E- nel sborsando 2,65 miliardi salendo al 60% prendendone il controllo per creare una rete unica, sotto il controllo di Telecom. Cassa Depositi e Prestiti, azionista sia di Telecom, sommersa da oltre 26 miliardi netti di debiti e da un enorme numero di dipendenti (circa 100mila lavoratori compresi quelli dell’indotto) che di Open Fibra progetta di realizzare la rete unica per salvare Telecom che, senza la fusione, fallirebbe. Il 25 maggio 2021 Ita Airways, Italia Trasporto Aereo S.p.A, la compagnia aerea nata dalle ceneri di Alitalia, il cui capitale è parzialmente nelle mani dello Stato. Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (Cnel). L’Istituto per lo Sviluppo Agroalimentare, l’Istituto per il Commercio Estero (ICE), trasformato in Agenzia e che ha assorbito il personale di Buonitalia, società del ministero dell’Agricoltura in liquidazione. L’Ente nazionale per il Microcredito. L’Istituto agronomico per l’Oltremare, la Cassa conguaglio per il Gpl (Gas di petrolio liquefatto), la Fondazione Marconi, l’Unione italiana Tiro a Segno, Arcus, la società dei Beni Culturali che il governo Monti ed il commissario alla Spending Review, Carlo Cottarelli avevano suggerito di chiudere. Ovviamente queste società, nel tempo hanno acquisito altre partecipazioni. Ciliegina sulla torta, la golden share, il Jolly che attribuisce all’esecutivo il potere speciale di veto per salvaguardare gli asset strategi- ci del Paese. Ed è la politica a stabilire quali siano. Il commissario alla revisione della spesa pubblica, Carlo Cottarelli, aveva scoperte 2.671 Società Partecipate dal pubblico con più consiglieri che personale ma, nessuno ha pensato a chiuderle e non ci pensa neppure Cottarelli che, eletto al Parlamento, non può correre il rischio di essere cacciato dal partito. A queste società vanno aggiunte le 91.966 (55.149 partecipa- zioni dirette e 36.817 indirette) Partecipate dai comuni, tante sono secon- do lo studio della Fondazione Anci nel 2018, tra le quali molte quotate in borsa che, attraverso acquisizioni e fusioni, hanno raggiunto dimensioni notevoli. Tra le quali: Iren controllata dai comuni di Torino, Genova, Reg- gio Emilia e Parma; A2a controllata dai comuni di Milano e Brescia e che a sua volta controlla la Acsm-Agam; Acea controllata dal comune di Roma; Ama, l’azienda romana che si occupa del ciclo dei rifiuti e dell’ambiente; Atac, l’azienda di trasporto del Comune di Roma, che ha perso 10 miliardi di euro in 12 anni; Hera controllata da un gruppo di comuni dell’Emilia Romagna e del comune di Bologna in particolare; Ascopiave controllata da un consorzio di comuni dell’area trevigiana, Etra, una multiutility a totale proprietà pubblica di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza. Talete, società interamente pubblica e partecipata da enti locali del Viterbese. Pu- bliacqua; Areti, divisione di Acea che gestisce il servizio elettrico, Sorical, azienda calabrese a capitale misto pubblico-privato di Catanzaro Lido. Ogni regione ha, poi, la sua finanziaria: Finlombarda, Fincalabria, etc.  Esistono 1.612 enti che l’ex ministro della Semplificazione Roberto Cal- deroli aveva definito dannosi e promesso di spazzar via ma è stato spazzato via lui mentre loro sono vivi e vegeti. Esistono i difensori civici, i Bacini imbriferi montani, gli Ato, i 600 «enti strumentali» delle Regioni che nel frattempo sono aumentati di numero, i 138 enti parco regionali nonché la pletora dei consorzi di raccolta e smaltimento dei rifiuti e quelli di bonifica fra i quali uno, nelle colline livornesi, con 16 dipendenti e 33 fra consiglie- ri e revisori. Il 69,4% delle partecipate fa capo a Comuni, il 14% a Città metropolitane e Province, il 13% a Regioni, il 6% a unioni di Comuni o comunità montane e il 28% ad altre amministrazioni locali. Questa miriade di società, costano alle casse statali decine di miliardi di euro ed il loro dissesto trascina quello degli enti locali, mettendo a rischio i conti pubbli- ci ed alimentando l’indebitamento dello Stato. Il Ministero del Tesoro è impotente di fronte ai sindaci ed alle amministrazioni che non solo non dismettono le partecipazioni e non motivano la decisione ma non comunicano neppure il numero e la misura delle partecipazione detenute per cui in questa «giungla» di Partecipate, che impiega oltre un milione di addetti, ogni ente raccoglie i dati in modo diverso e modifica il loro assetto con frequenza. Nel 2014 Matteo Renzi ha promes- so di ridurre le società partecipate ma non è riuscito a farlo. Nel settembre 2016 è entrato in vigore il Testo unico sulle società a partecipazione pubbli- ca (Tusp) ma nel 2017 il governo Gentiloni ha alzato la soglia di fatturato minimo richiesta per la dismissione consentendo ai governatori di esclu- dere discrezionalmente dalla riforma singole società. La manovra del 2019 ha rinviato l’obbligo di dismettere le partecipazioni al 31 dicembre 2021 e l’ultima legge di Bilancio lo ha spostato alla fine del 2022. Attraverso il commissariamento delle grandi imprese in crisi (Alitalia, Ilva, Parmalat, etc.) il ministero dello Sviluppo nomina i commissari sottraendo le nomine al giudice ordinario. Il governo ha il potere di commissariare le infrastrutture, i consorzi o enti creati ad hoc per eventi speciali (Expo). I commissari straordinari a fine 2021, per difetto, erano 384 di nomina governativa ed oltre 10.000 nominati da enti locali, sempre con la massima discrezionalità. La Corte dei Conti ha suggerito, inascoltata, di coinvolgere i cittadini nell’iter della selezione introducendo la pubblicità dei curricula e l’audizione pubblica (Public Hearings) dei candidati. Ci sono, quindi, centinaia di migliaia di cariche da distribuire discrezionalmente intorno alle quali girano manager, avvocati, commercialisti e professori pronti a sostituire i piani industriali con quelli elettorali del dante causa. I più ammanicati riescono ad ottenere più incarichi (il “Corriere della Sera” nel 2017 riportava che Enrico Laghi aveva accumulato e gestiva contemporaneamente 24 incarichi di commissario straordinario di aziende del calibro di Ilva, Alitalia etc. registrando nell’anno 2017/2018 un volume d’affari di circa 10 milioni di euro) ed a conservarli per decenni perché è lo stesso commissario a decidere quando si conclude l’incarico “temporaneo e straordinario” (potere assoluto, pag. 67,68). A cascata scende l’affidamento di una montagna di consulenze, una fabbrica di parcelle intorno alla quale girano centinaia di professionisti. Solo i commissari dell’Ilva ne hanno assegnate 52 in tre anni ad una ventina di studi legali con parcelle delle quali, le centinaia di migliaia di iscritti in albi, non hanno mai visto e non vedranno mai neppure sommando quelle emesse nel corso di tutta la loro vita professionale.</p>
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		<title>Milano – Cortina. Le olimpiadi dell’autonomia</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Mar 2025 10:11:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avvocato Riccardo Cappello]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[IlCappio]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel 2019 il governo gialloverde di Giuseppe Conte ha risolto la di- sputa sulle Olimpiadi 2026 candidando Milano e Cortina, accontentando così Lombardia e Veneto che avrebbero dovuto affrontare le spese da sole e senza costi per lo Stato. Ma già alla fine del 2019 la manovra prevedeva il contributo di un miliardo di euro, col pretesto di finanziare le infrastrutture sul territorio ma resisteva il principio di non mettere soldi &#8230; <a href="http://ilcappio.com/?p=1052">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2019 il governo gialloverde di Giuseppe Conte ha risolto la di- sputa sulle Olimpiadi 2026 candidando Milano e Cortina, accontentando così Lombardia <span style="text-decoration: underline;">e</span> Veneto che avrebbero dovuto affrontare le spese da sole e senza costi per lo Stato. Ma già alla fine del 2019 la manovra prevedeva il contributo di un miliardo di euro, col pretesto di finanziare le infrastrutture sul territorio ma resisteva il principio di non mettere soldi pubblici nella Fondazione privata, che avrebbe dovuto organizzare l’evento con fondi pri- vati provenienti da contributi Cio e sponsor. <span id="more-1052"></span>Ma, successivamente, quando sembrava che l’evento sportivo e la sua tenuta economica fossero a rischio, i governatori hanno premuto per far lo Stato nel Comitato organizzatore. A fine giugno 2022 i rappresentanti degli enti locali avevano chiesto un incontro urgente al premier Draghi, per la difficoltà della governante e la mancanza di sponsor dai quali si prevedeva di incassare 550 milioni, che avrebbero coperto circa un terzo del budget lievitato a quota 1,6 miliardi. Le regioni Lombardia e Veneto, in caso di buco alla fine della manifesta- zione, sarebbero i responsabili tenuti a ripianare, per cui hanno chiesto al governo di entrare nella Fondazione, di riscrivere lo statuto e di cambiare la governante. Ma se il governo entrasse direttamente nel Comitato, la Fon- dazione diventerebbe pubblica, e lo Stato dovrebbe farsi carico degli even- tuali buchi di bilancio, mettendo al riparo gli enti locali. Si sta pensando, quindi, di creare un organismo, sopra la Fondazione, con poteri ispettivi e decisionali, per fare da raccordo con la società pubblica che si occupa delle infrastrutture, coinvolgendo la partecipata governativa Sport e Salute. La Regione Veneto aveva sostenuto il restauro della pista da bob “Eugenio Monti” di Cortina, per i Giochi olimpici, ma le previsioni sono crollate non è infatti una semplice ristrutturazione ma la costruzione di una nuova pista. Per tre anni, per la pista da bob di Cortina per le Olimpiadi 2026, era stato pensato un progetto sbagliato. Il costo è già lievitato a 85 milioni di euro, dai 61 milioni indicati qualche mese fa. Comunque, la nuova pi- sta “Eugenio Monti” non avrà lo stesso percorso di quella delle Olimpiadi del 1956, come avrebbe voluto il governatore Luca Zaia, né di quella di- smessa nel 2008, alla faccia di chi pensava si trattasse di una semplice “ri</p>
<p><span style="font-weight: 400;"> </span></p>
<p style="font-weight: 400;">qualificazione”, com’é scritto nei documenti della Regione Veneto. Il pro- getto è stato discusso a fine novembre 2021 e nel gennaio 2022 dalle Fede- razioni di bob, skeleton e slittino poi è arrivato sul tavolo della Conferenza dei servizi. Il primo progetto del 2019 su incarico di Coni Servizi, che ha consentito di ottenere l’assegnazione dei Giochi, a livello di pre-fattibilità prevedeva di rifare la “Monti” così com’era. Nel novembre 2021 le fede- razioni internazionali rilevarono le eccessive velocità massime. Per questo è stata elaborata (grazie ai tedeschi) una soluzione alternativa per salvare capra e cavoli. La seconda soluzione, che sarà preferita, comporta però una consistente variazione dei costi. Quando in autunno 2021 la società di in- gegneria DBA PRO eseguì, per conto della Regione, il Documento di fat- tibilità delle alternative progettuali indicò un costo di 60 milioni 750 mila euro, cifra che contribuì a preferire il rifacimento della pista Monti, rispetto al trasferimento delle gare a Innsbruck (come avrebbe voluto il Cio e come aveva dichiarato il presidente Thomas Bach). Nel 2019 quando la società di ingegneria ha eseguito lo studio di fattibilità ha indicato un costo di 60 milioni 750 mila euro, che è crescita del 40% e la nuova previsione lievita a 65,9 milioni di euro. La stazione appaltante ha altri 17,1 milioni di euro a disposizione su una spesa totale prevista, salvo complicazioni, di 85 milioni di euro. E c’è qualcuno che pensa che il Ministro delle infrastrutture rifiuterà un aiutino ai governatori?</p>
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		<title>Salvano l’Ilva ed il genocidio dei tarantini continua &#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jan 2024 16:40:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avvocato Riccardo Cappello]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Senza risalire al quinto centro siderurgico, promesso per sedare la rivolta di Reggio Calabria e mai realizzato, ai processi penali nei confronti dei dirigenti Ilva tutti definiti con condanne per disastro ecologico, avvelenamento di sostanze alimentari, emissioni di sostanze inquinanti ed inquinamento atmosferico che &#8230; <a href="http://ilcappio.com/?p=1046">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Senza risalire al quinto centro siderurgico, promesso per sedare la rivolta di Reggio Calabria e mai realizzato, ai processi penali nei confronti dei dirigenti Ilva tutti definiti con condanne per disastro ecologico, avvelenamento di sostanze alimentari, emissioni di sostanze inquinanti ed inquinamento atmosferico che si conosce la pericolositá dell’acciaieria fino alla sentenza della Cassazione (sent. n. 38936 del 28 settembre 2005) che aveva condannato i dirigenti dello stabilimento Ilva di Taranto per inquinamento atmosferico, scarico di materiali pericolosi ed emissioni di particolato, la cui produzione era proseguita nonostante gli accordi conclusi con le autorità territoriali.  Il Gip di Taranto, Patrizia Todisco, dopo l’esame delle perizie dalle quali emergeva che l`Ilva produceva gas e vapori pericolosi per la salute e che<span id="more-1046"></span> le polveri di ferro e carbone, stoccate nei parchi scoperti, producevano emissioni nocive per l`ambiente e la salute, il 25 luglio 2012 firmava un’ordinanza, con la quale disponeva il sequestro preventivo, senza facoltà d`uso, degli impianti Ilva di Taranto, nominando un custode per l&#8217;amministrazione dei beni sequestrati”. Il quale proponeva ricorso, chiedendo la revoca del sequestro, rigettato dal Tribunale del Riesame. Gli operai bloccavano le strade e le piazze di Taranto, la città agonizzava ed il Movimento 5 Stelle raccoglieva una montagna di voti con la promessa, non mantenuta, di chiudere l’acciaieria.  Il 2 agosto 2012, nel centro di Taranto, mentre era in corso un comizio di Cgil-Cisl-Uil che attaccavano la magistratura, i leader sindacali, erano costretti a scappare da una folla inferocita che si organizzava nel Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti che raccoglieva le forze della società civile a sostegno alla magistratura. L’11 agosto 2012 i carabinieri del notificavano all’Ilva il provvedimento, che disponeva la rimozione di Bruno Ferrante per manifesta incompatibilità fra il ruolo di legale rappresentante dell’Ilva e quello di custode giudiziario. Ma il giorno successivo il guardasigilli, Paola Severino, chiede gli atti ed i provvedimenti del Gip di Taranto e la politica si mobilitava per “la vicenda drammatica che coinvolge migliaia di lavoratori e le loro famiglie” e ricorreva alla Corte Costituzionale sostenendo che la decisione del Gip menomava il potere del Governo di decidere la politica industriale. Il presidente del consiglio Monti ed il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, dopo aver chiesto al Guardasigilli se fosse possibile scovare appigli giuridici per salvare l’azienda, il 3 dicembre 2012 varavano il decreto n. 207 (<a href="https://www.peacelink.it/processoilva/a/3%20dicembre%202012.%20Primo%20decreto%20salva-IVA."><strong><b>S</b></strong><strong><b>alva-ILVA</b></strong></a>) convertito dal Parlamento il 24 dicembre 2012 nella legge n. 231, con sorprendente velocità, nonostante l`imponente manifestazione del 15 dicembre 2012 dei cittadini di Taranto a sostegno dei magistrati che avevano sequestrato l`impianto. Il decreto paralizzava l’azione dei magistrati ed avrebbe dovuto consentire all’Ilva di continuare l’attività per altri 36 mesi per adeguare gli impianti ai nuovi standard e di “allinearsi agli standard ed alle indicazioni Ue”. Non si era mai vista, una legge emanata per sospendere un sequestro.  Per vigilare sull’ammodernamento il governo Monti nomina “garante per l’Ilva”, in carica per qualche mese sostituito da un commissario straordinario nominato dal subentrante governo di Enrico Letta nella persona di Enrico Bondi che fino al giorno prima della nomina era stato l’amministratore delegato dell’Ilva scelto dalla famiglia Riva, proprietaria della fabbrica e che sosteneva che ”<a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/14/taranto-enrico-bondi-tumori-macche-ilva-colpa-e-di-tabacco-e-alcol/655757/">alcool e sigarette erano concause importanti dell’aumento dei tumori</a>”. Il 30 ottobre 2012 muore Claudio Marsella, un dipendente che lavorava al movimento ferroviario nell`area portuale dell`Ilva, che” era il 45mo morto sul lavoro all`Ilva di Taranto dal 1993. Il 28 novembre 2012 muore, all’interno di una gru, “in pessimo stato di conservazione” e priva del “fermo anti uragano” che crolla trascinandolo in mare, Francesco Zaccaria. Da allora all’Ilva é successo di tutto dal procuratore capo mandato a Taranto per agevolare il patteggiamento, al Presidente del consiglio che andava a trovarlo spesso e che si faceva scrivere i decreti dal commissario straordinario nominato nonostante il colossale conflitto in cui navigava, fino agli incarichi professionali conferiti per compiacere il capo della procura. Ma il dibattito coinvolge solo l’impresa, i lavoratori e l’indotto escludendo tutti i cittadini di Taranto della cui salute nessuno si preoccupa. Dal provvedimento della Todisco sono trascorsi 12 anni e, da allora, il genocidio continua.</p>
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		<title>Riusciranno i nostri eroi a rifilare ITA alla Lufthansa ?</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jan 2024 16:40:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avvocato Riccardo Cappello]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alitalia assurge a simbolo del fallimento del Paese, la sua storia coincide con la storia d’Italia e con quella di un capitalismi parrocchiale, collusivo senza capitale umano e senza mercato. In essa ci sono tutti gli ingredienti di un film &#8230; <a href="http://ilcappio.com/?p=1044">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Alitalia assurge a simbolo del fallimento del Paese, la sua storia coincide con la storia d’Italia e con quella di un capitalismi parrocchiale, collusivo senza capitale umano e senza mercato. In essa ci sono tutti gli ingredienti di un film da incubo di cui non si riesce mai ad intravedere il finale. Infatti, tutto scivolava liscio, montagne di denaro giravano, nessuno leggeva e controllava i bilanci, fino alla liberalizzazione del trasporto aereo degli anni ‘70. Da allora la fu Compagnia<span id="more-1044"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">ha bruciato decine di miliardi di soldi pubblici, attraversando, tre nazionalizzazioni, quotazioni in Borsa, mancate fusioni, fallimenti e capitani che trovavano il coraggio solo davanti alla prospettiva di accaparrarsi soldi pubblici e passando attraverso grandi scandali e piccle ruberie, tutti uguali nella progettazione, nello sviluppo e nella costante impunità di quelli che avevano concorso a realizzarli, per le coperture istituzionali di cui beneficiavano gli autori. Su di essa si sono arricchiti, burocrati corrotti, militari infedeli, imprenditori senza capacità imprenditoriali, faccendieri senza scrupoli, prelati senza Dio, politici voraci, esperti diventati tali per decreto, nove sigle sindacali irresponsabili ed eserciti di consiglieri e consulenti la cui attività è spesso tracimava nel concorso. La Compagnia era afflitta sempre da debiti, insolvenze, conflitti d’interesse e collaudi fatti “nei ristoranti di pesce”. E un suicidio ed un incidente stradale le cui dinamiche non sono mai state del tutto chiarite, troppo tempestivo per non destare sospetti. E c’è un’Italia stracciona che corre a mungere la mucca: piloti ed assistenti di volo strapagati, conferimenti sopravalutati, rotte ad personam, l’acquisto di un aereo presidenzale ed i vertici che cercano di arricchirsi e di aiutare famiglia e famigli. Dall’Aeroporto di Fiumicino costruito su un terreno pagato 734.000 mila lire all’ettaro mentre i terreni attigui erano stati pagati 60.000, il costo preventivato di 15 miliardi di lire ha superato gli 80, doveva essere ultimata per il giubileo del 1950, viene consegnata con 15 anni di ritardo e la pista principale sprofonda al primo atterraggio. La commissione d’inchiesta minimizza, la Procura archivia e tutto finisce a tarallucci e vino. Infatti alla radice del disastro la politica che ha gestito la compagnia con la bussola elettorale per farvi convergere assunzioni, nomine e richieste di favori. travasando gli incarichi attraverso le relazioni personali subordinando i piani industriali alle necessità clientelari del politico di turno. Dopo l’ennesimo fallimento il governo, per risolvere il problema senza portare i libri in tribunale, ha costituito una nuova mini compagnia, interamente pubblica, di dimensioni troppo ridotte per stare da sola sul mercato e senza la discontinuità, rispetto al passato, richiesta dall’Europa cercando di rifilarla a Lufthansa i cui manager non subiscono interferenze politiche. Non serve la palla di vetro per pronosticare che la compagnia tedesca, di fronte alla richiesta della UE di tagliare alcune molto redditizie rotte transoceaniche, rinunci all’acquisizione. E la giostra ricomincia.</p>
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		<title>Distruggere l’istruzione per mantenere la lotteria genetica</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Oct 2023 17:21:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avvocato Riccardo Cappello]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[IlCappio]]></category>

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		<description><![CDATA[Qual’è il peggior nemico dei politicanti ? La meritocrazia. L’unico vero ostacolo alla nomina di parenti, amici e portatori di borse e di voti nei nodi strategici delle amministrazioni ed ai vertici delle società pubbliche.  La riforma della scuola approvata &#8230; <a href="http://ilcappio.com/?p=1040">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Qual’è il peggior nemico dei politicanti ? La meritocrazia. L’unico vero ostacolo alla nomina di parenti, amici e portatori di borse e di voti nei nodi strategici delle amministrazioni ed ai vertici delle società pubbliche.  La riforma della scuola approvata dal CdiM del 18 settembre 2023 e gli aumenti salariali concessi ai docenti indicano come i cd “eletti” continuino a bordeggiare senza mai affrontare i problemi, somministrando aspirine ad un malato terminale. La scuola non funziona ma il legislatore cambia il calendario scolastico e l’orario delle lezioni, interviene<span id="more-1040"></span> sull’edilizia scolastica ed offre agli studenti alloggi a prezzi calmierati senza agire sulla qualità e sui contenuti dell’insegnamento e sulla governance dell’istruzione. La crisi della scuola viene da lontano. Da quando il Ministero che la gestiva era un intangibile feudo della Dc che lo usava come serbatoio di voti e come base di consenso in cui far convergere assunzioni clientelari. Oggi, come allora, la scuola è costruita in funzione di chi ci lavora dentro, l’insegnamento é un posto fisso imperdibile, senza alcun rischio di licenziamento e di carriera e senza alcun incentivo salariale mentre gli studenti sono solo il pretesto che consente al meccanismo di funzionare. L’enfatizzata reintroduzione del voto in condotta ed il renderlo determinante ai fini della promozione, non restituisce, per legge, ai docenti rispetto ed autorevolezza.   Il cuore di una riforma seria sarebbe la separazione della didattica dalla gestione delle risorse e la valutazione dell’operato dei docenti affidata a terzi e non ai colleghi del soggetto da valutare.  Invece, tutte le riforme si arenano davanti ai parametri di misurazione della virtuosità dei comportamenti e sulla composizione delle commissioni di valutazione. Infatti, il Comitato di Valutazione, l’organo che dovrebbe valutare l’operato dei docenti misurando la qualità dell&#8217;insegnamento è composto da: 1 Dirigente scolastico (membro di diritto), che lo presiede, lo convoca ed il cui voto prevale in caso di parità; da 3 docenti; da 1 rappresentante dei genitori e 1 degli studenti (scelti dal Consiglio di Istituto) e da un componente esterno individuato dall’Ufficio scolastico regionale tra docenti, dirigenti scolastici e dirigenti tecnici: 4 dei 7 componenti sono docenti e gli altri tre sono scelti dal Collegio d’Istituto e non raggiungono neppure il numero per chiedere la convocazione del Comitato e per rendere valide le sedute. I membri “laici” non contano nulla e gli insegnati sono giudicati dai colleghi.  Ma senza un meccanismo automatico di premi e sanzioni e senza parametri di selezione dei docenti  tutte le riforme diventano inutili elucubrazioni legislative.  Se un insegnante non ha alcun incentivo salariale o di carriera e non affronta alcun rischio di licenziamento non farà nulla per aggiornarsi e migliorare il suo lavoro. Chi dirige l’istituto decide quale sia la qualità del servizio e contestualmente decide se lui stesso è capace o meno.   Stefania Giannini, Ministro dell’Istruzione nel Governo Renzi mentre sosteneva la necessità di “premiare i più capaci e punire chi non garantiva un livello minimo di qualità” nominava 360 dirigenti scolastici usando la consueta, ampia discrezionalità ministeriale.  Il perverso meccanismo di gestione dell’istruzione scolastica consente alla politica, di mantenere, attraverso più o meno qualificati pretoriani che devono alla sua benevolenza la nomine, il suo potere clientelare che le consente di passare periodicamente “all’incasso elettorale”.  Il dirigente scolastico è un docente che assicura la gestione delle istituzioni scolastiche, coordina ed organizza l&#8217;attività scolastica è titolare delle relazioni sindacali, rappresenta legalmente l’istituto e gestisce le risorse finanziarie. Che sarebbe meglio affidare ad un Consiglio d’Amministrazione, espressione delle famiglie e della società civile, che agisce con spirito imprenditoriale. Se il sistema è questo non si può certo criticare chi evita la scuola per entrare nella vita vera e chi si trasferisce all’estero. Ma l’introduzione della meritocrazia rappresenterebbe l’unico limite alla discrezionalità politica per cui appare legittimo sospettare che favorire la fuga dei cervelli faccia parte di un’astuta strategia per spianare ai peggiori la strada verso il successo.</p>
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		<title>Restare in Italia a far da paravento agli imbecilli</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jul 2023 09:02:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Avvocato Riccardo Cappello]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il Politecnico di Milano festeggia il 132 posto, la Sapienza di Roma il 134 e l’Università di Padova il 219 e l`Italia annuncia entusiasticamente questi piazzamenti nella classifica mondiali delle migliori università ha pubblicato nel giugno 2023 stilata da QS &#8230; <a href="http://ilcappio.com/?p=1035">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Il Politecnico di Milano festeggia il 132 posto, la Sapienza di Roma il 134 e l’Università di Padova il 219 e l`Italia annuncia entusiasticamente questi piazzamenti nella classifica mondiali delle migliori università ha pubblicato nel giugno 2023 stilata da QS World University Ranking. Le Università italiane rilasciano  titoli fasulli, “pezzi di carta” che hanno identico valore a prescindere dall’Ateneo che li rilascia e che servono solo a chi ha un tavolo su cui spenderli o come alibi per giustificare scelte clientelari. <span id="more-1035"></span></p>
<p style="font-weight: 400;">L’Università è solo una componente del sistema educativo per cui, senza una scuola efficiente e senza vie di accesso al lavoro meritocratiche, rappresenta un parcheggio per i giovani sempre meno disposti a passare il tempo sui libri per, se fortunati, trovare un lavoro non gratificante e malpagato. Dall’educazione familiare i figli traggono l’atteggiamento ed il modo di affrontare la vita. I figli pensano senza fretta al lavoro mentre i genitori non li spingono a crearsi una vita fuori dalla famiglia che,  non esistendo una rete sociale su cui fare affidamento, rappresenta l’unico efficace ammortizzatore e l’unico ufficio di collocamento che funzioni.  La famiglia si sostituisce allo Stato nel sostenere, fino in età avanzata, i figli e nel fornire assistenza agli anziani. Per combattere la “lotteria genetica” sarebbe necessario mettere al centro gli studenti e non costruire la scuola in modo funzionale alle necessità di chi ci lavora dentro. Ricercatori, dottorandi e professori chiedono “più fondi per l’università e posti di lavoro stabili e lo Stato li asseconda ignorando la farsa dei concorsi a cattedra.  Fin quando gli studenti chiedono di calmierare il prezzo degli alloggi, trovano la solidarietà dei cattedratici che pretendono l’aumento degli investimenti per l’Università e la ricerca, ma sono irremovibili nel sostenere che il responsabile della gestione dei fondi sia un soggetto interno al sistema, mischiando la didattica con i soldi.  Il ricercatore è un “posto fisso”, dal quale con “la raccolta punti” si arriva alla cattedra, anche questo posto fisso, imperdibile e garantito a vita, che consente, al riparo di un’elevata e costante retribuzione mensile di svolgere altra attività, partecipare a commissioni ministeriali, beneficiare di lucrose consulenze e svolgere la professione libera, senza  rischio. Nei Paesi seri i professori insegnano e basta ma da noi è solo un trampolino di lancio verso luminose carriere. La cattedra, in un Paese agricolo, e che tale è rimasto, comunque ottenuta, conferisce prestigio, visibilità, credibilità e fa lievitare i compensi. Così, ad esempio, una visura camerale ha fatto emergere come Enrico Laghi, professore ordinario di Economia Aziendale alla Sapienza di Roma e docente di Analisi Contabile al Corso Superiore della Scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza,  Laghi è titolare di uno studio che nel 2017-18 ha fatturato circa 10 milioni di euro ed accanto accanto a consulenze, aveva nel 2017, numerosi incarichi (il Corriere della Sera ne aveva contati 24), tra un commissariamento e l’altro, tra la gestione commissariale di Air Italy, quella dell’Ilva e quella di Alitalia, approdando infine al vertice del gruppo Benetton. L’attaccamento ai figli e le necessità elettorali si saldano nella creazione di oltre 127 piccole università sotto casa, ciascuna costretta a dipendere dalle istituzioni, e quindi dai politici, per i finanziamenti: il prezzo è la perdita di autonomia o il discredito del titolo di studio. Senza un serio controllo della qualità dell’insegnamento e senza parametri di selezione degli studenti tutte le riforme sono inutili elucubrazioni legislative. Ma i professori non tollerano alcuna interferenza e la classe politica li accontenta lasciandoli crogiolare nella loro autoreferenzialità e disperde le risorse per accontentare l’elettorato. Buttare risorse in questa università senza aver prima cambiato le regole significa aumentare quei privilegi, che si dice di voler ridurre. favorire la fuga dei cervelli ed evitare l’afflusso di studenti dall’estero. Ma sorge un dubbio. E se il sistema, cosí congegnato facesse parte di un’astuta e diabolica strategia partorita da menti raffinatissime per spianare ai peggiori la strada verso il successo ?</p>
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