Ordini e Semplificazione

Giorgi Squinzi, neopresidente di Confindustria, ha indicato nella semplificazione normativo burocratica, “madre di tutte le azioni che si devono fare per la crescita del Paese”, la priorità del suo mandato senza tener conto, che ogni semplificazione passa anche attraverso la ridefinizione e il ridimensionamento del ruolo degli ordini professionali

Dietro ogni complicazione si annida troppa gente che “arrotonda” ed ogni intralcio rende indispensabile la ricerca di qualcuno in grado di agevolare la soluzione di problemi semplici che la legislazione rende complicati. Troppo spesso questi problemi si risolvono ricorrendo ad un iscritto all’albo professionale, che rimuove o aggira l’ostacolo in cambio del pagamento di una parcella, o ricorrendo a un amico o a un amico degli amici. I troppi vincoli, le autorizzazioni, le procedure burocratiche, create per proteggere dalla concorrenza gli interessi locali, soffocano la crescita dell’occupazione, fanno lievitare i prezzi e tengono gli investitori stranieri lontani dalla penisola. Il dedalo di competenze incrociate rappresentano nodi che non hanno ancora trovato chi li sappia, li voglia ed abbia il coraggio di scioglierli. Sono vincoli che solo una classe politica lungimirante disposta a pagare, nel breve periodo, un prezzo elevato in termini di consenso, potrebbe spezzare.
Sono passati decenni da quando Guido Carli lamentava “i lacci e lacciuoli che impastoiano l’economia italiana” senza che nulla cambiasse. Da allora, per assecondare le richieste degli ordini, la discrezionalità politica ha incrementato i poteri della burocrazia per cui, per trovare soluzione a un problema semplice che la legislazione rende complicato, cittadini e imprese sono costretti a corrispondere un compenso per attività inutili o che potrebbero essere svolte da soggetti privi di competenze specifiche. Tra Ordini e complicazioni si configura un rapporto diretto per cui molti adempimenti sono previsti dalla legge al solo scopo di garantire un reddito ad alcune categorie sottraendo risorse alla collettività. Gli Ordini professionali ostacolano quindi, nell’interesse delle vittime, ogni iniziativa che possa sottrarre occasioni di lavoro agli iscritti. Si oppongono alla legge sull’indennizzo diretto, all’accorpamento dei Tribunali minori, alla Legge sulla Mediazione, all’abrogazione delle tariffe; ostacolano il funzionamento dello sportello unico e, addirittura, definiscono grave “la prospettiva di accordi tra imprese e P.A., che non preveda la loro presenza, per assicurare l’accelerazione degli adempimenti”. Così mentre per patrocinare avanti il Tribunale Penale Internazionale de L’Aia non è necessaria l’iscrizione ad alcun albo, per contestare una multa avanti il Giudice di Pace, è obbligatoria l’assistenza di un iscritto. Così, lo Stato impone alla collettività di farsi carico del decoro e della dignità di alcune categorie, alle quali attribuisce un monopolio su interi settori economici, rende indispensabile, per legge, la presenza del professionista e, invece di corrispondergli un compenso costringe cittadini e imprese a farlo in sua vece.
Se Confindustria vorrà seriamente “rimuovere gli ostacoli che impediscono lo sviluppo del Paese” dovrà prepararsi ad una battaglia campale contro un nemico invisibile che opera dietro le quinte e non potrà prescindere dall’affrontare il problema degli ordini professionali che presidiano gli snodi istituzionali e normativi avversando ogni cambiamento. Fino ad oggi, nessun governo è riuscito ad eliminare questa zavorra burocratica che costa all’Italia 45 miliardi di euro in più rispetto agli altri partners europei. L’attuale congiuntura, con un Governo che conosce i problemi e non è condannato a perseguire il consenso, rappresenta l’occasione, giusta e difficilmente ripetibile, per cambiare l’assetto sociale del Paese rompendo le gabbie, rimettendo al centro l’individuo e liberandolo dalle categorie che lo opprimono. Il tempo sta per scadere, il momento è giusto e gli imprenditori italiani possono incalzare l’attuale governo e supportarne l’azione per realizzare il cambiamento. Non bisogna attendere a lungo per vedere fino a che punto Confindustria è disposta ad impegnarsi o se era la solita giaculatoria contro la burocrazia.

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