Quando il legislatore brucia il futuro

E se gli esercenti attività protette costringessero lo Stato, a risarcire gli investimenti fatti per l’acquisto delle licenze ? Da almeno un decennio la politica, legiferando con la testa nell’urna,   alimenta l’illusione che alcune attività possano garantire un reddito ed uno status. Così molti hanno investito nell’acquisto di licenze (taxi, farmacisti) e nell’apertura di studi professionali (avvocati, commercialisti) restando in balia del mercato ora che le regole imbrigliano invece di proteggere. Infatti la tecnologia, introducendo nuove modalità di esercizio di vecchi lavori, sta sgretolando il sistema di inquadramento professionale aprendo all’ingresso di nuovi operatori e cancellando i problemi che le norme avrebbero voluto  regolare.    L’economia della condivisione (Sharing Economy) ha partorito, ma non siamo che all’inizio di una rivoluzione, UberPop e Airbnb. La prima è un’applicazione per smartphone che consente a migliaia di cittadini di prestare la propria auto ed il proprio tempo per arrotondare ed a centinaia di migliaia di altri cittadini di disporre di un servizio affidabile ed economico per spostarsi in città. Di fronte a questa minaccia i tassisti sono scesi in piazza e si sono rivolti alla magistratura che ha inibito la prestazione del servizio. In modo analogo un portale (Airbnb), attraverso il web, mette in contatto chi ha qualche stanza libera da affittare e chi vuole risparmiare sui costi del pernottamento. Queste innovazioni tecnologiche si traducono in un duplice vantaggio per i cittadini che, come utenti, dispongono di un servizio migliore a costi inferiori e, come possibili erogatori del servizio, hanno l’opportunità di poter integrare il reddito familiare. Ma di fronte alle lobbies dei tassisti, che chiedono l’aumento delle tariffe ed il blocco del rilascio di nuove licenze, e degli albergatori, interessati a mantenere il monopolio della ricettività, i partiti si compattano a difesa delle categorie, ancorché minoritarie, in nome di una presunta “concorrenza sleale”. La quale, secondo principi universalmente riconosciuti, esiste non per tutelare gruppi specifici o per creare e consolidare posizioni di monopolio ma in funzione dei consumatori. I quali, peraltro, sono assenti in un dibattito in cui dovrebbero essere protagonisti. Il mondo vola ma in Italia è in corso il dibattito sulla vendita dei giornali fuori dalle edicole e sulla liberalizzazione dei farmaci di fascia “C”. Mentre ogni servizio che soddisfa le esigenze dei consumatori meglio del precedente è destinato ad affermarsi nonostante i vincoli normativi e le resistenze corporative, le leggi arrivano sempre in ritardo rispetto al fenomeno da regolare, le licenze diventano carta straccia ed i giovani professionisti lottano per sopravvivere.

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