Sosteneva Tesauro ….

Nel momento in cui un Governo che non balla sui numeri, fa finta di non capire quanto gli ordini professionali, dislocati nelle aree più delicate tra economia, politica e società civile, impediscano ogni cambiamento, ci piace ricordare un fine giurista che, anche se aveva capito che l’Antitrust poteva esercitare solo una “moral suasion” nei confronti di una classe politica che considerava “moral” una parolaccia e che la “suasion” era proporzionale al numero di elettori che ogni gruppo poteva portare al seggio, si ostinava

a sollecitare un ridimensionamento degli ordini. Giuseppe Tesauro, che ci ha lasciati pochi giorni fa, che da presidente dell’Antitrust (AGCM), ha cercato di far capire l’influenza nefasta di queste corporazioni, è vissuto abbastanza per vedere che le tariffe che aveva contribuito a far abrogare non solo erano state ripristinate ma era, addirittura, stato introdotto l’equo compenso per i professionisti. Tesauro, il 19 giugno 1998, cil giorno dopo la pronuncia della Corte di Giustizia del Lussemburgo, contro le tariffe obbligatorie degli spedizionieri doganali, ha lanciato un appello al Governo “per una riforma completa delle libere professioni nella quale l’attività professionale sia, in tutto e per tutto, equiparata a quella d’impresa”. Al Congresso di Taormina dei giovani dottori commercialisti del 9 ottobre 1999 “Purtroppo abbiamo amaramente constatato che a fare gli advisor non ci sono, il dr. Brambilla o il dr. Esposito, ma più spesso il dr. Smith e lo studio Wesson. Sono più intelligenti di noi ? No. Sono solo più organizzati”. Al 25° Congresso nazionale Forense di Napoli del settembre 1999, Aveva invitato “ad accettare un sistema professionale meno ipocrita …. In tema di tariffe, occorre andare verso l’abolizione delle tariffe in quanto il loro mantenimento è in contrasto con la disciplina comunitaria”. In un’intervista al Sole24Ore del 9 agosto 2001, aveva detto “siamo abituati alle nicchie protette. Siamo un Paese dove l’idea di competere, anche semplicemente al di là del proprio territorio comunale, è difficile da far digerire …… Se l’Europa non ci aiuta e impone nuovi ragionamenti di geopolitica in termini di asset strategici nazionali, emerge una questione tipicamente italiana, dove corporazioni, rigidità culturali e bizantinismi si intrecciano pericolosamente e, spesso, finiscono con lo stroncare sul nascere o, peggio ancora, imprigionano nel formalismo le spinte diffuse per favorire la crescita di una sana cultura del mercato. …….Prima si riuscirà ad aprire davvero alla concorrenza dentro le mura domestiche e prima il sistema Italia diventerà più forte fuori casa”. Tesauro aveva confessato “come avvocato mi vergogno di dire che la qualità delle mie prestazioni professionali possa dipendere dalla tariffa minima. La verità è che si tratta di una difesa corporativa”.  Queste sollecitazioni sono rimaste lettera morta anzi sono stati introdotti nuovi adempimenti utili solo ad emettere una parcella per garantire un utile agli iscritti a spese della collettività. Resiste il monopolio dei tabacchi e delle edicole, notai e farmacisti difendono con successo la pianta organica ed il cittadino è costretto a rivolgersi ad un iscritto all’albo anche per questioni di modesta entità mentre la Corte Europea dei diritti dell’uomo consente all’imputato di farsi assistere da una persona di sua fiducia anche se non iscritto. Il governo continuerà ad ignorare queste corporazioni che, annidate in punti cruciali dell’economia, paralizzano il Paese ?

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