Il Paese degli orticelli

L’Italia è il Paese in cui ogni corporazione difende i propri privilegi e nel quale su cittadini e imprese grava il peso di uno Stato che premia l’appartenenza e legifera con la bussola elettorale. Così, mentre la tecnologia avanza, il trasporto aereo mantiene un assetto monopolistico, gli Ordini si arroccano per difendersi e spartirsi le spoglie dei cittadini allo stato brado ai quali sono imposti adempimenti utili solo a giustificare una parcella mentre il Parlamento protegge gli appartenenti incompetenti. I privi di appartenenza non hanno alcun potere contrattuale per cui sono costretti a cercarsi “un padrino” se non vogliono restare esclusi da tutto.

Il cittadino, infatti, esiste solo in virtù di un’affiliazione. I rappresentanti dello Stato offrono ad ogni corporazione vantaggi in proporzione al numero di elettori che è in grado di portare al seggio. La competizione si svolge tutta all’interno di ogni singola categoria per conquistarne il vertice dal quale coltivare relazioni, esercitare influenze ed entrare in quel circuito dal quale si estraggono cariche ed incarichi. Ognuno, quindi, gestisce la sua quota di potere a vantaggio di chi lo sostiene, degli amici, degli amici degli amici a spese degli esclusi sempre alla disperata ricerca di qualcuno che li aiuti ad “entrare”. Il meccanismo è perfetto: i riottosi sono addomesticati o espulsi, i partiti si appropriano di tutto ciò che è pubblico per distribuirlo, detratta l’intermediazione, ai vertici delle corporazioni in proporzione del numero di consensi che ciascuna è in grado di assicurargli e il vertice della corporazione si comporta in modo analogo, applicando un’altra detrazione e distribuendo, a sua volta, i benefici alla lobby che lo sostiene. Un ritorno al feudalesimo. All’interno di ogni corporazione si formano delle cordate in cui ognuno cerca di sfruttare a proprio vantaggio le forze riunite di molti. Il sistema protegge gli interessi dei pochi organizzati ai danni dei molto più numerosi singoli che non sono costituiti in corporazione ed alla faccia dello Stato di diritto che si fonda sui diritti individuali. Infatti, la salute di centinaia di migliaia di tarantini è tranquillamente messa a rischio per difendere una decina di migliaia di posti di lavoro. La legittimazione a governare scaturisce dal consenso che, comunque conquistato, santifica, beatifica e concede l’indulgenza plenaria. La ricerca del consenso e la paura di perderlo imprigiona la politica, che è dominata dalla difesa degli interessi particolari perché subisce il ricatto delle corporazioni. Le quali spadroneggiano e tengono in ostaggio il Parlamento che impone le sue scelte al Governo ma è vittima delle correnti. L’eletto può anche legalizzare l’illegalità e, perfino, sanare i reati compiuti per conquistarlo usando il potere legislativo il cui esercizio non incontra alcun limite, neppure quello della decenza. Con un decreto, infatti, si può nominare presidente dell’antimafia, un condannato per associazione mafiosa. A osservare l’attuale situazione italiana, torna alla mente Ronald Reagan che sosteneva “Non aspettatevi che lo Stato risolva i vostri problemi, perché è proprio lo Stato il vero problema”.

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