Cosa ci dobbiamo aspettare da questo esecutivo

Questo Governo è nato per fare quelle riforme strutturali che i partiti, elettoralmente ricattabili, non hanno il coraggio di fare. Nel momento stesso in cui propone ritocchi e aggiustamenti o si lascia imbrigliare nella contrattazione, viene meno la sua stessa ragion d’essere.

Da questo esecutivo ci aspettiamo la rottura di quel meccanismo che consente alla minoranza rumorosa di prevalere sulle maggioranze silenziosa. Poiché la legge discende dai principi, sugli Ordini, ad esempio, si impone una scelta chiara: tutelano l’iscritto o l’interesse pubblico generale ? E’ una scelta non più rinviabile soprattutto per professionisti che oggi sono formalmente liberi ma praticamente statalizzati e condannati a chiedere esclusive a carico della collettività.

A mio avviso gli Ordini devono considerarsi associazioni di categoria a carattere privatistico ad iscrizione non obbligatoria mantenendo l’esame di Stato la cui gestione, però, non può essere delegata alla stessa corporazione cui il candidato vuole accedere. Le professioni devono essere assoggettate alle regole del mercato e, quindi, completa equiparazione tra esercizio professionale all’attività d’impresa ed applicazione della normativa prevista per le imprese.

I cittadini auspicano un rinnovamento tanto profondo da impedire che nel Paese persista la deleteria confusione di ruoli pubblico/privato che si conclude con un baratto ai danni di chi a quel tavolo non siede..

L’esecutivo, proprio perché tecnico, può fare le riforme senza alcuna mediazione, tenendo conto degli interessi generali ed applicando il metodo costi/benefici nell’elaborazione dei provvedimenti. Nessuna parte politica gli farà mancare il sostegno nel timore di perdere consensi e questa forza deve essere utilizzata per cambiare il volto del Paese e fare in modo che il futuro non sia uguale al passato.

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