“Abbiamo Corrotto la Corruzione”

Il 20 luglio 1998, dinanzi a Silvio Berlusconi che tiene inchiodata e sequestrata la politica italiana ai suoi processi, Indro Montanelli propone provocatoriamente sul Corriere della sera un referendum popolare per abolire i reati del Cavaliere e anche le patrie galere, per metterlo definitivamente al sicuro. Dal centrodestra si scatena la solita canea contro il grande giornalista. Il quale, qualche giorno dopo, riceve una lettera spiritosa e affettuosa del suo amico Franco Modigliani, premio Nobel per l’Economia, che vive negli Stati Uniti: “Caro Montanelli, il tuo articolo del 20 luglio, nel quale proponevi provocatoriamente un referendum sui guai giudiziari di Berlusconi, era sublime. Speriamo che la tua intelligente parodia svegli l’opinione pubblica!”. Montanelli, sulla prima pagina del Corriere, gli risponde così: “Caro Franco, (…) non illuderti che i tuoi consigli possano avere, come non lo hanno i miei flebili ma molto meno autorevoli richiami, qualche impatto su una pubblica opinione che non conosce, per distinguere il giusto dall’ingiusto e separare il buono dal cattivo, altro strumento che l’accetta. Convinta di trovarsi di fronte al dilemma: o la corruzione o il comunismo, essa non ha avuto, e continua a non avere, sulla scelta, alcun dubbio. Per due motivi Primo, perché ad avere paura del comunismo, e a mostrarla, non ci vuole più il coraggio che ci voleva quando il comunismo incombeva realmente. Secondo, perché dopo tanti secoli che la pratichiamo, dietro l’esempio e sotto il magistero di nostra Santa Madre Chiesa, ineguagliabile maestra d’indulgenze, perdoni e condoni, noi italiani siamo riusciti a corrompere anche la corruzione e a stabilire con essa il rapporto di pacifica convivenza che alcuni popoli africani hanno stabilito con la sifilide, ormai diventata nel loro sangue un’afflizioncella di ordine genetico senza più gravi controindicazioni. Ci siamo riusciti seguendo la più semplice delle terapie: quella non di spegnere i roghi, ma di mandarci, insieme alle streghe e agli untori, anche i pompieri, in modo da creare un tale viluppo di corpi, di anime e di responsabilità, che non consenta altra soluzione che l’assoluzione. Imparzialmente plenaria, si capisce. Ci si arriverà, prima o poi, anche stavolta. E, a dirti il vero, nemmeno io riesco a vedere come altrimenti si possa uscirne. Cosa si può fare in un Paese che, per curare i matti, invece di migliorare i manicomi, li sopprime ? Quando ci tornerai – spero presto – ti raccomando (…) di fare una capatina a Predappio per deporre un mazzolino di fiori sulla tomba del povero Duce, che ti ha reso il grande servigio di costringerti a emigrare e a cercarti un’altra patria. Pensa un po’ come saresti diventato, se restavi tra noi. Uno come noi, saresti diventato, che non sappiamo nemmeno più da che parte stiamo, perché a mettersi dalla parte della ragione, qui in Italia, c’è sempre il rischio, anzi la certezza, di vederla amministrata in modo tale da fornirne di migliori a chi sta dalla parte del torto”.

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