L’Avvocatura e la Politica col Pallottoliere

Nell’evoluto feudalesimo italiano può anche capitare che le Sezioni Unite della Cassazione Civile (Sentenza n. 14368 del 10.08.2012) confermi una sanzione disciplinare (censura) irrogata dall’ordine forense a due avvocati di Varese per aver, in violazione del Codice Deontologico, aperto uno studio a livello marciapiede con un’insegna suggestiva: ”L’angolo dei diritti”. In tale negozio giuridico i due intraprendenti professionisti offrivano prestazioni professionali ad un costo prestabilito e quantificato a forfait senza tener conto del valore o della durata della pratica; essi, inoltre, avevano indicato come collaboratori dell’Associazione professionale nominativi che non avevano mai aderito ad essa. Ma la Cassazione non poteva sindacare l’apprezzamento della rilevanza del fatto assunto nel capo di incolpazione, essendo questo di competenza esclusiva degli organi disciplinari forensi.  Le regole deontologiche, infatti, rappresentano il parametro normativo, riconosciuto dallo Stato, alla stregua del quale valutare la condotta degli iscritti. La violazione deontologica dell’avvocato può essere contestata, accertata e sanzionata esclusivamente da altri avvocati per cui è evidente la natura corporativa dell’ordinamento e la volontà del legislatore di aggirare il divieto costituzionale di creare giurisdizioni speciali. Così, ad esempio, la pubblicità suggestiva, costituisce illecito disciplinare sanzionato da un giudice speciale che dopo aver, per espressa delega del legislatore, scritto le regole le applica in base alla sua discrezionale valutazione della gravità della violazione.

Nel merito i due professionisti sono stati sanzionati per aver svolto pubblicità informativa con modalità lesive “del decoro e della dignità della professione”. Già il decreto n. 74 del 1992 aveva demandato l’applicazione della disciplina della pubblicità dei professionisti, all’Autorità per la Comunicazione secondo la quale “il decoro, benché costituisca di certo un interesse rilevante per i professionisti non è riconducibile ad un interesse generale pubblico”. Ma la politica del “pallottoliere” consentiva agli ordini, nonostante la legge n. 248 del 4.08.2006 avesse abrogato il divieto di pubblicità, di utilizzare la nozione generale di “decoro della professione”  per ostacolare l’applicazione della legge. Così, anche oggi, in controtendenza rispetto al decreto Salva-Italia, al Regolamento approvato il 3 agosto us ed alla volontà del Governo Monti di liberalizzare le professioni incombe sugli iscritti la minaccia deontologica. E l’ordine forense, invece di colmare le lacune degli utenti, orientarli nella scelta del professionista e consentirgli di confrontare i prezzi ostacola l’informazione ai cittadini per sfruttarne l’asimmetria: ovviamente nell’interesse delle vittime !

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