Come fare di ogni attività una corporazione

Purtroppo sembra che anche i 5 Stelle si siano lasciati ammaliare dal fascino discreto del consociativismo. Grillina è, infatti, la promotrice di un Ddl che, col pretesto di tutelare i consumatori e il patrimonio enogastronomico, imbriglia un’attività cresciuta proprio per l’assenza di lacci burocratici. La convergenza degli altri partiti sul Ddl, approvato dalla Camera il 17 gennaio scorso, avrebbe dovuto insospettire il Movimento ed indurlo a modificarne il testo imposto dalla lobby dei ristoratori tradizionali. Che,

invece di chiedere la riduzione degli adempimenti a loro carico ne hanno chiesto l’estensione ai nuovi venuti, assecondati dalla politica sempre pronta ad interferire nell’economia ed a creare nuovi strumenti di canalizzazione del consenso alla faccia degli esercenti, anche potenziali, della nuova attività, dei consumatori, evocati solo per giustificare l’intervento statale e dell’Antitrust. Secondo la quale il Ddl “limita indebitamente l’offerta alternativa del servizio di ristorazione ….. e si pone in palese contrasto anche con il dettato costituzionale di libera iniziativa economica e di tutela della concorrenza”. Peraltro, inquadrare ogni nuovo lavoro in una corrispondente figura giuridica sclerotizza il mercato, ostacola la nascita di nuove imprese, incrementa le complicazioni e trasforma ogni poliziotto in giudice, ogni giudice in legislatore ed ogni burocrate in arbitro agevolando la corruzione. Ma, in Italia, chi cerca sbocchi occupazionali, trova sempre lo Stato a chiedergli il pizzo ed il politico a chiedergli il voto. Teoricamente chiunque può trasformare la propria abitazione in ristorante ma, in pratica, sarà obbligato a registrare i clienti su piattaforma digitale trenta minuti prima dell’evento, ad accettare che il conto sia pagato esclusivamente con bancomat o carta di credito, a stipulare una polizza assicurativa ed a comunicare al Comune, l’inizio attività allegando una relazione asseverata da un tecnico abilitato. Così, ad esempio, le persone anziane, vere depositarie della tradizione culinaria, alle prese con le piattaforme digitali finiranno con l’essere tagliate fuori. L’iniziativa economica sarebbe libera ma lo stato usa lo strumento legislativo per raschiare nuove tasse col ricavato delle quale i suoi rappresentanti comprano il consenso.

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