Cambiamento ? Ma quando mai ?

Con l’arrivo dei 5 Stelle alla guida del Paese molti hanno creduto in un cambiamento che, invece, si sta risolvendo in una semplice turnazione di uomini nel beneficiare degli stessi privilegi. I nuovi arrivati, infatti, perseguendo la democrazia diretta, avrebbero dovuto smantellare lobbies e corporazioni. Che, dislocate nelle aree in cui maggiore è l’interferenza tra politica, economia e società civile, ostacolano il dialogo tra il vertice e la base. Ma, invece di smantellarle,

sembra cerchino di compiacerle, ignorando di essere stati eletti per cambiare il nostro obsoleto modello di società e non per sostituire chi era al vertice. Si dicono “portavoce dei cittadini” ma, dopo averne carpito il consenso, non li consultano prima di assumere decisioni importanti. Alla faccia dell’uno vale uno, della democrazia partecipativa e delle promesse elettorali, come nella farsa di Ennio Flaiano “Un marziano a Roma”, i 5 Stelle si stanno facendo risucchiare nello stesso sistema che promettevano di rivoltare come un calzino.  Questo Governo infatti, come tutti quelli che lo hanno preceduto, sta privilegiando gli interessi organizzati, ancorché minoritari, ai danni di quelli della collettività. Baratta, cioè, l’interesse alla salvaguardia dei posti di lavoro di pochi con il diritto alla salute di un’intera comunità. Così al referendum sul salvataggio dell’Ilva sono stati chiamati ad esprimersi i lavoratori ma non i cittadini sui quali ricadono gli effetti dannosi delle emissioni. Il diritto alla salute, pur costituzionalmente garantito, soccombe di fronte ai pochi organizzati che “pesano” più dei moltissimi allo stato brado. Ma se gli interessi economici e quelli dei lavoratori prevalgono su quelli della collettività salta il principio della tutela dei diritti fondamentali e con esso lo Stato di diritto. Quando si saldano gli interessi finanziari, industriali, politici e occupazionali ad essere sacrificati sono i diritti individuali delle vittime. Così, il Movimento, dando il via libera al Gasdotto, replica il copione del caso Ilva ed apre la strada alla Tav e all’eventuale salvataggio degli istituti bancari rinnega gli impegni con gli elettori. Per difendere la leadership (non il Movimento) c’è l’invito ad inghiottire il rospo, a serrare le fila ed a rimanere compatti. Forse, convinti di meritarsi gli onori che ricevono, hanno dimenticato gli interessi che sono chiamati a tutelare.

 

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