E se rivalutassimo i vù cumprà?

Se la corruzione è sistemica e pulviscolare ed arriva fino ai fiori nei cimiteri questo dipende in larga parte dalla scarsa fiducia che i cittadini ripongono in chi li rappresenta. A frenarli non è il senso civico ma la speranza di ottenere favori e la paura di ritorsioni. Gli “eletti”, come bettolieri, cercano di attrarre clienti senza preoccuparsi di farli mangiar bene e dell’igiene della cucina. Così, promettono a vanvera sapendo di non poter mantenere. Enfatizzano la revoca delle concessioni ad Autostrade, e ad altri concessionari “di peso”, anche se sono stati costretti a prorogarle agli stabilimenti balneari. All’incrocio tra politica ed economia se cerchi lo stato trovi la mafia, è lì che la cosa pubblica diventa cosa nostra ed è in questa maleodorante palude che si sviluppa la corruzione. I 5Stelle hanno avuto un largo consenso sulla promessa di disinquinarla ma poi

hanno imparato a nuotarci dentro La ricerca del consenso e la paura di perderlo blocca il sistema e rende attuale un articolo ho postato sul mio blog circa 6 anni fa (Leggi chiare? Semplificazioni? E chi mantiene quest’esercito di consulenti? Ogni imprenditore è costretto a mantenere un numero spropositato di consulenti (commercialista, legali etc.) senza che neppure il consulente del lavoro sappia dirgli con certezza quanto gli costa annualmente un impiegato e il suo stipendio netto o quale sia l’ammontare delle tasse o il costo dell’assicurazione. Eppure non una voce si leva per protestare contro questa tassa che cittadini e imprese sono costretti a corrispondere ad iscritti agli albi per adempimenti imposti solo per giustificare una parcella. I servizi professionali toccano bisogni primari (salute, sicurezza, ambiente, giustizia), costituiscono una cerniera tra Stato e Mercato e, collocandosi al centro ed intermediando tra i due, producono una rendita e non un reddito. Infatti, ogni titolare di partita Iva, artigiani e imprese, per compensare i liberi professionisti ha affrontato, nel 2011, una spesa di euro 5.979, pari a 14,9 miliardi, tanto che in Italia la gestione del personale costa ad una PMI, 10 volte più che in Germania. Così, ad esempio, un terzo dei contribuenti, pur non dovendo corrispondere nulla al fisco, è tenuto, comunque, a pagare il commercialista. Al quale è costretto a rivolgersi per la tenuta dei libri contabile o per il semplice invio della dichiarazione dei redditi. Non si può mettere piede in un cantiere o dialogare con l’assessorato all’urbanistica senza essere accompagnati da un iscritto all’albo. Inoltre, mentre avanti il Tribunale Penale Internazionale de L’Aia è possibile farsi patrocinare anche da chi non sia in possesso di alcun titolo in Italia, è obbligatoria l’assistenza di un legale iscritto all’albo anche per controversie di modesta entità e persino avanti il mediatore. Così, “non si muove foglia senza l’avallo del notaio, del commercialista o dell’avvocato” che difendono le loro rendite parassitarie con la connivenza della politica che cede pezzi di economia in cambio di consenso”.

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