Un Paese bloccato

Il tanto sbandierato cambiamento si sta riducendo ad una turnazione nel beneficiare degli stessi privilegi. Le corporazioni (ordini, sindacati…), mediando il rapporto tra Stato e cittadini, esercitano un ricatto elettorale sulla politica che, impone per legge adempimenti utili solo a giustificare una parcella mentre mancano amministratori efficienti ed autonomi capaci di arginare gli appetiti politici. Così

, cercando di conciliare il consumismo delle società occidentali con la sicurezza del posto di lavoro dei regimi comunisti, restiamo in mezzo al guado. Uno Stato che distribuisce le risorse senza tener conto della meritocrazia ha prodotto un capitalismo senza capitale umano nel quale il metodo democratico somiglia in maniera inquietante a quello mafioso. Se le ragioni del consenso prevalgono su quelle del Paese si consuma una sconfitta della giustizia sociale e la democrazia finisce col suicidarsi. Chi sta al vertice, infatti, invece di difendere i cittadini tutela gli interessi organizzati, ancorché minoritari. Così è avvenuto per Ilva in cui l’interesse di circa 10.000 lavoratori, rumorosi e sindacalizzati, ha prevalso sul diritto alla salute di 200.000 tarantini allo stato brado che continuano ad ammalarsi e morire. Tutti sono sempre d’accordo nel sacrificare i diritti individuali forse senza rendersi conto che, se saltano i diritti individuali, salta lo stato di diritto. Reperti archeologici come la pianta organica, di notai e farmacisti, sono intoccabili e non si parla più dell’abolizione dell’ordine dei giornalisti. Il Mef è stato costretto a ritirare l’avviso con il quale comunicava di volersi avvalere di consulenti a titolo gratuito. I professionisti, che difendono la loro equivoca posizione tra pubblico e privato, l’equo compenso e la rendita garantita, sono insorti. Sotto il ricatto dei tassisti è stato penalizzato il noleggio auto con conducente, è in discussione la chiusura domenicale dei negozi della grande distribuzione. È ridicolo vedere che chi è stato eletto promettendo la democrazia diretta sia ostaggio delle categorie. Anche la soluzione allo studio per Alitalia va nella stessa direzione. L’integrazione aerei ferrovie, con i soldi dei contribuenti e con la nascita di una nuova Iri, è una riedizione del gioco delle tre carte. I vertici delle entità interessate, di nomina governativa, sono pronti a trasformare i piani industriali in piani elettorali per compiacere coloro a cui devono la nomina. È, però, intollerabile che gli eletti continuino a trattare i cittadini da idioti!

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